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Lucio Caracciolo Famiglia

Lucio Caracciolo Famiglia; “Le informazioni su Lucio Caracciolo Famiglia disponibili in quanto alla “Lucio Caracciolo” piace mantenere la propria vita personale privata, per saperne di più visita la pagina ufficiale instagram/facebook/twitter della persona”. Laureato in filosofia all’Università La Sapienza di Roma è caporedattore della rivista geopolitica italiana Limes, da lui fondata nel 1993, e della Eurasian Review of Geopolitics Heartland, da lui fondata nel 2000 e pubblicata trimestralmente. In qualità di membro del comitato consultivo scientifico della Fondazione Italia-USA, apporta la sua esperienza.

https://twitter.com/caracciololucio?lang=en

Lucio Caracciolo Famiglia
Lucio Caracciolo Famiglia

Dal 1973 al 1975 è stato redattore di Nuova Generazione (rivista edita dalla FGCI), dopodiché è passato a La Repubblica, dove ha lavorato come giornalista politico dal 1976 al 1983, arrivando infine alla carica di capo della redazione politica. Diplomatosi alla scuola di giornalismo nel 1979 ed iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Lazio, da allora lavora come giornalista professionista. Dal 1986 al 1995 è stato redattore capo della rivista MicroMega.

È redattore editoriale per il Gruppo Editoriale L’Espresso, dove collabora anche con commenti di politica estera. Alcuni dei suoi pezzi sono stati pubblicati anche in altri paesi e ne ha scritti molti.

Quando con Silvestro Montanaro ha co-conduttore della trasmissione televisiva C’era una volta – Dagli Appennini alle Ande, andata in onda su Rai 3, ha saputo affrontare le grandi sfide politiche, economiche e sociali del nuovo secolo con la aiuto degli ospiti che entravano settimanalmente.

L’attività accademica è così descritta:

Caracciolo ha lavorato come docente a contratto a vario titolo. Ha insegnato geografia politica ed economica all’Università degli studi di Roma Tre e ha tenuto seminari di geopolitica presso diverse altre istituzioni. È anche direttore del master in geopolitica della SIOI.

Dall’anno accademico 2006-07 è professore ordinario di Geografia politica ed economica presso l’Università Vita-Salute San Raffaele della Facoltà di Filosofia della mente, della persona, della città e della storia di Milano. Dall’anno accademico 2009-10 insegni Studi Strategici presso il Dipartimento di Scienze Politiche della Libera Università Internazionale di Studi Sociali Guido Carli (LUISS) di Roma. Durante l’anno accademico 2010-11 ha iniziato ad insegnare presso la stessa università il primo corso di laurea magistrale in “Relazioni internazionali” in lingua inglese, avviato nel 2010.

La prima volta che ho incontrato Carlo è stato ad un torneo di scacchi svoltosi nel cuore della Repubblica Italiana alla fine del Novecento. Eugenio Scalfari mi aveva mandato a partecipare all’avventura della Repubblica come ragazzotto della tribù di principianti, ed io accettai il suo invito. Avevo un sacro rispetto per il mio omonimo, oltre a una sfumatura di terrore, che si spense subito. Sono stato subito colto alla sprovvista dal suo calore e dalla sua curiosità, nonostante sembrasse molto lontano da me. Non sono sicuro di come sia finita la partita, ma conoscendo le mie capacità scacchistiche, posso prevedere con sicurezza che vincerà senza dubbio.

Da allora, e durante i miei anni da giornalista per Repubblica, il mio rapporto con Carlo è stato sia indiretto che intenso. Perché a lui ho potuto ottenere una discreta quantità di caffè nella caffetteria dell’azienda da colleghi convinti che fossi suo figlio. Era l’ultima frase detta prima di entrare in cassa che diceva: “Salutami tanto papà”. Esprimo la mia più sentita gratitudine a mio padre, Alberto, e gli porgo i suoi saluti.

Lucio Caracciolo Famiglia
Lucio Caracciolo Famiglia

Il nome serviva per convincere molte persone che si trattava di una bufala perpetrata dall’editore, e poi, secondo altri, si trattava di una rassomiglianza fisica e gestuale. La situazione non mi ha minimamente infastidito, e non solo per il caffè. Quando l’opportunità di vedere Carlo da una località vicina diventa più difficile da trovare, spesso sorridiamo insieme.’

Lucio Caracciolo Famiglia

Così, mentre la Parabola della Pubblicità volge al termine, e al termine della mia partecipazione a MicroMega, potrò incontrare per la prima volta il mio editore. Alla fine, diventiamo amici, e finiamo per seppellire la testa nella non parentela dell’altro fino al momento in cui lui non prova più alcun sentimento per me (credo che lo faccia per simpatia, non solo perché pensa che io sia suo zio, o qualcosa del genere).

Come risultato degli sforzi di Michel Korinman, storico della Germania e collaboratore della rivista geopolitica francese Hérodote, il concetto di Limes è stato gettato nel caos. Lo vedo come un diversivo poiché, dopo un po’, è divertente per me provare nuove avventure. Credo però che se dovessi trovarmi al posto di Carlo mi verrebbe richiesto di fare un giro turistico. Invece, ha subito dichiarato la sua posizione. Si tratta di un po’ di testa e di una frase convincente.

Credo che abbia un po’ esagerato perché, come ha dimostrato con Libération, si diverte a sperimentare regolarmente nuove iniziative editoriali e, soprattutto, perché crede che l’eventuale autodistruzione della testata geopolitica non avrà un impatto negativo sul Gruppo posizione finanziaria. Dopo di allora, tutto è andato meglio del previsto e credo che sia stato ancora più soddisfatto della mia prestazione.

Durante gli anni di Limes, sono andato da loro regolarmente per stabilire una relazione. Sempre nella paura di essere trascurati dalle grandi aziende: come potrebbe essere la nostra pubblicazione nelle mani di una grande casa editrice? – ci sforziamo di essere unici. …e sempre con il piacere di impegnarsi in una conversazione stimolante e curiosa, anche se all’inizio è irta di reciproca trepidazione.

In genere ci trovavamo nel suo salottino/pranzo, che dava sulla Tiberina e dove l’apparente casualità del connubio tra cibi raffinati e libri ben letti mi scottava il morale. L’epitome di ciò che Carlo ha detto e fatto, nella più aristocratica nonchalance, che può sembrare snobismo a chi non comprendeva il suo profondo amore per la vita: “Apparentemente casuale”.

Carlo era l’editore poiché gli piaceva lavorare con lui

È molto divertente mettere alla prova le tue abilità in ogni aspetto del tuo mestiere. Era passato un po’ di tempo da quando era nato e lo sapeva. Se vi ricordate la mia conversazione con Antoine Gallimard quando abbiamo tentato un improbabile sbarco di Limes in Francia, ricorderete che sembrava incuriosito tanto dal suo interlocutore quanto dall’offerta. Di conseguenza, l’editore ha lavorato principalmente per entusiasmo – non solo per l’amore per il successo, ma anche per la possibilità di acquisire un gran numero di successi – e non ha mai smesso di pensare alla missione politico-pedagogica dell’azienda durante le analisi finanziarie.

Perché la politica lo aveva iniettato nel sangue. Da un ex partigiano e da un uomo dall’altra parte della strada, nel senso che potrebbe essere una persona della sua terra natale. Ma senza una traccia di odore o di moralismo. Con un senso molto laico dei limiti della politica e della dignità intrinseca di ogni individuo, anche i fascisti che avevano la possibilità di amazzarlo nonostante fosse scomparso da più di un decennio. Successivamente, con alcuni di questi individui, è possibile avere rapporti amichevoli.

Ci siamo visti meno negli ultimi anni. Le mie scuse. Sapendo che non si sentiva bene, non volevo soffocarlo troppo. L’ultima volta che sono andato alla “Rosetta”, ho portato mia moglie dal direttore di Libération, ed è stata una bellissima esperienza. Non c’era più molta conversazione. La parte migliore è che non dice molto. Ma con il suo sguardo ei cenni del suo mantello, poteva vedere tutto, anche quello che stava virando. Come se stesse cercando di trasmettermi il messaggio della sua vita mentre è costantemente addolorata: “Caro mio, hai idea di quanto mi sto divertendo? E quanto mi sto divertendo anche adesso!”


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